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“Complimenti, stai con chi sputa sull’Italia” Giordano sbriciola Gozi, il PDino che ha mendicato la candidatura anche in Francia

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Non c’ è solo la fuga dei cervelli. Per fortuna dall’ Italia se ne va anche Sandro Gozi. L’ ex sottosegretario agli Affari europei nei governi di Matteo Renzi e di Paolo Gentiloni, esponente quotato e soprattutto azzimato del Pd, noto per aver accresciuto la popolarità del partito con le sue competenze specifiche in fatto di smoking e squash, ha deciso di scendere in campo alle dipendenze di Emmanuel Macron: sarà candidato alle prossime europee, infatti, nella lista En marche del presidente francese, al fianco di coloro che solo poche settimane fa hanno definito l’ Italia come «vomitevole».

Dice Gozi che l’ ha fatto perché crede «nella politica transnazionale». Perfetto, no? Peccato soltanto che Sandrino da Sogliano al Rubicone non creda pure nella politica transoceanica, altrimenti si sarebbe potuto candidare anche in Papua Nuova Guinea. Così sarebbe stato meglio per tutti.

A parte, ovviamente, la medesima Papua Nuova Guinea.

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Nell’ intervista a Repubblica con cui l’ ex rappresentante del governo italiano ha deciso di mettersi al servizio dei francesi (sempre ammesso che non lo fosse già prima), Gozi cita per due volte il leader radicale Marco Pannella, abusando del fatto che quest’ ultimo non può prenderlo a calci nel sedere; poi specifica che la sua «non è una candidatura con scopi elettorali» (sarà con scopi ludici? Ricreativi? Digestivi? Esoterici?); rassicura che non è un atto ostile nei confronti del neosegretario Nicola Zingaretti (e qui gli si può credere: immaginiamo le feste, alla notizia, nella sede del Pd); e infine tributa un ossequioso omaggio a Macron, «uno dei pochi leader in Europa», che l’ eAsule renziano assicura di seguire «fin dall’ inizio della sua avventura politica». Il che, fra l’ altro, spiega anche perché l’ avventura politica di Macron rischi di essere tanto breve.

Sandrino nostro, infatti, ha questa particolare attitudine funeraria: accompagna i leader al mesto trapasso (politico). Proprio così: appena lui si avvicina, comincia il de profundis. È una specie di becchino transnazionale: quando lo vedono arrivare, con le sue mani cosparse di gel per i capelli, capiscono che è per l’ estrema unzione. E si rendono conto di essere spacciati.

Lo rivela, impietosa, la biografia del nostro uomo: fu assistente di Romano Prodi, nella fase finale della sua commissione; poi accompagnò José Manuel Barroso alla pensione dorata (in Goldman Sachs, per altro); fu consigliere di Nichi Vendola e sappiamo com’ è andata a finire; quindi si riciclò con Pier Luigi Bersani e quello finì fuori gioco; è passato con Renzi e in un niente quello se n’ è andato a gambe all’ aria; allora Gozi si è accanito sul povero Gentiloni, che ovviamente è durato meno di un sussurro. Ora lo spediamo contro Macron, e se quello poco poco si accorge dell’ atto ostile nei suoi confronti, altro che ritirare l’ ambasciatore: è capace che ci bombarda il Colosseo come se fosse un quartiere di Tripoli.

Per fortuna Macron non ha ancora capito che spedirgli in Francia Gozi è come spedirgli il reggimento incursori del Col Moschin. E noi speriamo, ovviamente, che non se ne accorga. Perciò facciamo il tifo perché il nostro campione romagnolo possa conquistare gli elettori francesi, tanto quanto ha conquistato quelli italiani, che non a caso lo scorso 4 marzo l’ hanno trombato.

Un piccolo incidente di percorso, si capisce, in una carriera che per il resto è andata di gran carriera, tra un master a Bruxelles e una Legion d’ honneur a Parigi, sempre mantenendo un certo aplomb, il taglio dell’ abito giusto, la cravatta intonata e, all’ occasione, il frac, che pare porti divinamente, come lo smoking e il completino da squash, altra sua grande passione. Che ci volete fare? Per essere in sintonia con il popolo che si rappresenta bisogna pure far qualche sacrificio, no?

Ora noi siamo sicuri che i francesi, pur risultandoci lievemente incazzati nei confronti di Macron, sapranno apprezzare un uomo così vicino alla gente, come Gozi. Lo dimostra anche l’ intervista con cui quest’ ultimo annuncia la sua discesa in campo nella squadra francese: non perde infatti la ghiotta occasione di tessere l’ elogio dei tecnocrati di Bruxelles. Uno di loro (anzi una), infatti, guiderà la sua lista.

Ah, i tecnocrati europei: che cosa c’ è di meglio? Memorabile anche l’ eredità che Sandrino lascia negli archivi del nostro Parlamento, dove giacciono alcune sue indimenticate proposte come quelle per la valorizzazione della «sfoglia emilianoromagnola», quelle per la libera coltivazione della cannabis e quella per favorire l’ inserimento dei lavoratori in agricoltura. Quest’ ultima, per altro, sospetta di conflitto d’ interessi, considerandole le sue braccia come ingiustamente sottratte all’ aratura.

Comunque, ora se lo godranno in Francia dove saprà sicuramente fare, se non proprio una bella figura, il solito bel figurino. «Mi metto a servizio di una nuova avventura», proclama lui, abusando come sempre delle parole. In effetti: davvero si tratta di una «nuova» avventura? O a servizio della Francia ci era già da un pezzo? Quando si occupava della Libia, per esempio: era già a servizio della Francia?

E quando andava alla frontiera (caldissima) di Ventimiglia? E quando al Quirinale ispirava il trattato italo-francese? Di chi stava facendo gli interessi? Del Paese che diceva di governare o di quello che ora lo accoglie a braccia aperte? Del Paese che lo aveva eletto o di quello che lo aveva insignito della Legione d’ onore? E perché quando i francesi hanno attaccato pesantemente l’ Italia non è sceso in campo per difenderla? Perché quando Pierre Moscovici ci ha insultato, Gozi non si è schierato con il suo Paese?

Forse perché stava già, mentalmente, nelle liste elettorali di Parigi? Ed è per lo stesso motivo che i suoi compagni del Pd, nei mesi scorsi, si sono affrettati a sventolare, ad ogni occasione le bandierine francesi? L’ impressione è che la candidatura di Gozi faccia cadere all’ improvviso la maschera dell’ ipocrisia: ci sono italiani che difendono l’ Italia e ci sono italiani, invece, che fanno il tifo per gli stranieri a tal punto da candidarsi con loro. Nelle loro liste. En marche, Gozi. E senza dietrofront, mi raccomando. Perché, tutto considerato, il problema non è tanto che tu vai all’ estero. Il problema, Dio non voglia, è se per sbaglio quelli se ne accorgono e ti rispediscono indietro.

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