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Difendere la famiglia vuol dire lottare contro il capitale

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Verona,  4 apr – Molto si è detto sul congresso di Verona. Poco, a mio giudizio, di sensato. Come al solito, la riflessione razionale è stata da subito spodestata dalla divisione degna della peggiore tifoseria. Provo rapidamente a dire la mia, evitando accuratamente quella logica da tifoseria che massimamente inquina la logica del pensare. In sostanza, giusta e sacrosanta è la battaglia in difesa della famiglia come “radice etica” (Hegel) della società. Il tecnocapitalismo mira alla “deeticizzazione” integrale del mondo della vita: aspira, cioè, a dissolvere ogni istanza comunitaria, ogni legame solidale, di modo che il mondo intero sia ridefinito come un unico mercato deregolamentato popolato da atomi consumatori legati dal solo vincolo del do ut des mercatistico.

Il tecnocapitalismo all’attacco della famiglia

In questa tendenza deeticizzante, una parte fondamentale è svolta dall’aggressione ai danni della famiglia. In sintesi, come ho evidenziato nel mio studio “Il nuovo ordine erotico. Elogio dell’amore e della famiglia”, il turbocapitale globalista mira ad annichilire la famiglia, giacché essa a) è la prova della natura comunitaria e non individualistica dell’uomo (già Aristotile sapeva che ciascuno di noi viene al mondo in una microcomunità familiare) e b) comporta legami impermeabili alla logica nichilistica del mercato (il rapporto tra una madre e un figlio è, in effetti, quanto di più distante vi sia dal do ut des mercatistico).Per questa ragione, la contromanifestazione di Verona era, sic et sempliciter, patetica: non solo visivamente (parrucche fucsia, corpi ignudi e varie manifestazioni di quel plusgodimento acefalo e deregolamentato che ricalca l’andamento dei mercati apolidi e anomici). È tragicomico vedere scendere in piazza contro la famiglia giovani che non potranno mai averne una, condannati come sono al precariato e alla disoccupazione. È il capolavoro del potere, che fa sì che gli schiavi si battano per le proprie catene.

Giusta la legge sull’aborto

Se giusto e sacrosanto è difendere la famiglia, mi pare una follia spingere questa giusta lotta in direzioni false e fuorvianti: contro la legge sull’aborto, ad esempio. Quella legge è giusta: mettere fuori legge l’aborto non significa risolvere il problema, è noto. La vita si salva educando alla vita, per via paideutica dunque, e non mettendo fuori legge l’aborto.Altra cosa: la giusta difesa della famiglia non deve essere spinta nella falsa direzione della lotta contro l’omosessualità e contro gli orientamenti diversi da quello eterosessuale. Tali orientamenti meritano rispetto e riconoscimento, a patto che, ça va sans dire, riguardino adulti consenzienti.

I limiti del congresso di Verona

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Questo mi pare il limite del convegno di Verona, il non aver saputo portare avanti l’istanza della giusta difesa della famiglia senza prendere, con eguale forza, le distanze dalla falsa lotta contro la legge sull’aborto e contro gli orientamenti altri rispetto a quello eterosessuale. La battaglia, però, è fondamentale. Ma la battaglia deve trasformarsi in una lotta generale contro il fanatismo del capitalismo globale.Lottare in difesa della famiglia senza lottare contro il capitale vuol dire lottare contro gli effetti senza lottare contro le cause. La battaglia del popolo della famiglia è dunque a un bivio. O si unifica con le altre lotte contro il capitale e dà luogo a un’unica lotta contro il globalcapitalismo. Oppure si spegne e rifluisce, senza andare a toccare i reali rapporti di forza.

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