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Dopo la via della Seta il governo si incaglia sugli F35. Muro contro muro

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Alle fibrillazioni di governo per l’accordo Roma-Pechino si aggiungono i mal di pancia sull’annosa questione degli F35 con il premier Giuseppe Conte favorevole al taglio, che fa infuriare la Lega, ma costretto poi ad annunciare il pagamento pregresso del debito con gli Usa. Come per altri dossier, il capo del governo prova a bloccare accordi presi precedentemente dall’Italia prendendo tempo senza una linea chiara. Temporeggiamenti che scontentano gli Usa, mettono sul piede di guerra Salvini e preoccupano il Quirinale.

Dopo un incontro tra Conte e la ministra della Difesa, Emanuela Trenta, il governo annuncia di aver sbloccato il pagamento di 389 milioni di euro per il debito con gli Stati Uniti sui primi 12 velivoli commissionati. Soldi che, stando alle indiscrezioni, stazionavano da mesi in una banca di New York. Il blocco delle fatture per i lotti ordinati dal precedente governo era stato deciso dopo che il ministero della Difesaaveva disposto una valutazione tecnica del programma degli F35 con l’intenzione di rivedere gli acquisti.

Per salvare la faccia con i 5Stelle, da sempre contrari alle spese per i cacciabombardieri e pronti ad azzerare la commessa americana, Palazzo Chigi aggiunge che sulle prossime scadenze si attuerà «una ricognizioni delle effettive esigenze», formula ambigua nella speranza di traquillizzare i pentastellati che la interpretano come una revisione radicale dell’accordo. Dopo il pagamento di altri 16 F35 Conte ha intenzione di prendersi qualche mese di tempo per «valutare le specifiche esigenze difensive dell’Italia». La prospettiva è quella di un taglio dell’accordo e la riduzione di un quarto del totale.

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L’adesione dell’Italia al programma per il caccia di quinta generazione Joint strike fighter risale al 1998, con il governo Prodi. Inizialmente, era previsto l’acquisto di 131 velivoli, poi l 2012 il numero è sceso a 90. Attualmente sono 11 gli F35 italiani in servizio ed il dodicesimo sarà consegnato a breve. Il dossier messo a punto dagli esperti per rivedere il programma verrà  discusso dal premier Conte con il presidente Usa Donald Trump.

Un altro pasticciaccio brutto che, come per l’intesa semisegreta sulla Via della seta, il Carroccio non intende mandare giù. «Il programma F35 non si tocca», manda a dire Salvini, «ogni ipotesi di rallentamento mettere a rischio la difesa nazionale» e, come sottolinea ufficiosamente il presidente Mattarella, potrebbe esporre il Paese a rischi sulla sicurezza aerea. Salvini non demorde: «Nessun passo indietro sugli F35, se non lo facciamo noi lo fanno francesi e tedeschi.  Non vedo perché fare un regalo ai nostri principali competitor». La Francia produce in proprio la maggior parte del fabbisogno dell’industria aeronautica. Anche le opposizioni incalzano, ricordando all’esecutivo che ci sono patti da mantenere e sottolineando la figuraccia con gli alleati americani: «Tra dubbi sugli F35, isolamento in Ue, memorandum con la Cina e annunci confusi di ritiro dall’Afghanistan, il governo sta mettendo a rischio la sicurezza nazionale».

Sull’accordo tra Italia-Cina, invece, dopo l’altolà di Matteo Salvini che acuisce le distanze con Di Maio («Non siamo la colonia di nessuno, l’intesa sulla via della seta non è un testo sacro) arriva l’ennesimo vertice “chiarificatore” a tre a Palazzo Chigi per superare le tensioni che si trascinano da giorni.

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