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L’avanzata della mafia cinese in Italia. Numeri da capo giro

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Milano, 1 apr – Sono tanti, tantissimi, i cinesi in Italia, una comunità ramificata e concentrata soprattutto in alcune zone, specie dove le piazze d’affari (di vario genere), sono più floride (Toscana, Veneto e Lombardia su tutte). A Milano e provincia, ad esempio, secondo rilevazioni del 2018, su 459.109 stranieri residenti 38.702 sono cinesi (l’8,4%). Una presenza massiccia e visibile soprattutto nell’ambito degli esercizi commerciali. Al netto delle valutazioni geopolitiche e geoeconomiche che in queste settimane hanno scosso il governo e fatto discutere in sede europea circala Via della Seta, il fenomeno è tangibile e ricco di problematiche.

Una criminalità “chiusa”

Va detto che nella percezione generale l’immigrazione cinese non provoca preoccupazione e allarme come per quanto riguarda altri gruppi etnici;questo per via della tradizionale operosità silenziosa degli asiatici, sia perché è piuttosto raro che essi si rendano protagonisti di condotte offensive nei confronti di persone estranee al proprio contesto. E qui sta proprio il punto. Parliamo di una comunità chiusa, integrata solo per quanto riguarda i rapporti commerciali, pressoché totalmente introversa. Una condizione che riguarda anche l’aspetto criminoso.

Sono in esponenziale aumento i reati compiuti da cittadini cinesi: lo si evince dal numero dei processi penali a loro carico e da quello della popolazione carceraria. Così si infittiscono anche le cronache che li riguardano e che evidenziano come le condotte delinquenziali siano, per la stragrande maggioranza dei casi, di tipo interno. Cinesi i “carnefici”, cinesi le “vittime”, per quanto riguarda situazioni violente ovviamente.

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A Milano l’ultimo caso in termini di tempo, l’arresto di due uomini, di 27 e 29 anni per danneggiamento ed estorsione nei confronti di un connazionale. L’episodio in questione è avvenuto in una discoteca ubicata in una zona dove sorgono diversi locali della movida, durante una festa. I due ripresi dalle telecamere a circuito chiuso hanno fatto irruzione all’interno sfasciando gli arredi. Gli investigatori si sono anche avvalsi di un video caricato su Instagram da uno dei partecipanti alla serata che lo ha poi rimosso dopo poche ore per paura di ritorsioni. I due arrestati erano a capo di un gruppo di una decina di connazionali: dal dicembre 2016 estorcevano denaro a un pr cinese di 27 anni che organizzavaeventi in discoteca dedicati ai ragazzi della comunità asiatica.

Inizialmente la richiesta era del 20% sul guadagno del pr ma nell’ultimo periodo hanno preteso di entrare nell’organizzazione concedendo al 27enne il residuale 20%. La vittima si è rifiutata e così è scattata la punizione. I buttafuori non hanno potuto fermare i dieci cinesi armati di coltello, che una volta dentro hanno anche minacciato l’organizzatore armi in pugno. L’indomani il pr si è presentato in questura per sporgere denuncia e ha raccontato i due anni di estorsioni che avrebberofruttato alla banda circa 20mila euro

Lo spaccio di shaboo

Un caso di estorsione, condito da risoluta violenza, dunque. Ma il sospetto è che ci sia di più. E’ viva l’ipotesi, infatti, che il gruppo volesse entrare nell’organizzazione degli eventi col fine di gestire direttamente e in esclusiva lo spaccio di una particolare droga, lo “shaboo”. E qui entra in gioco un altro elemento peculiare e fondamentale del fenomeno della criminalità cinese.

Che cos’è lo shaboo? Si tratta di metanfetamina pura che tiene svegli e iperattivi. In alcuni laboratori clandestini questa sostanza viene utilizzata per tenere svegli i lavoratori e farli resistere alla fatica. Ma lo stupefacente è diventato ormai un grande protagonista del mercato per il suo utilizzo a scopo ludico. Acquistata in Polonia per 20 euro al grammo, viene rivenduta a 100 ai cinesi in Italia. Altri grandi consumatori di shaboo sono i giovani filippini, unici acquirenti al di fuori della comunità del Dragone, che la pagano fino a tre volte tanto. Un boom che va ad aggiungersi a quello dello spaccio di ecstasy e ketamina nelle discoteche gestite da asiatici. Teatro dei commerci sono soprattutto gli amati karaoke.

La droga, si sa, nella storia del crimine cambia di molto equilibri e portata dei singoli fenomeni. Un settore importante e potenzialmente devastante che si somma ad attività illegali già piuttosto note, come la prostituzione(praticata soprattutto nei famosi “centri massaggi”), il riciclaggio di denaro, l’estorsione, l’usura, la contraffazione, la riduzione in schiavitù e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Un giro di affari monstre

Se si considera poi che un paio d’anni fa, da un’inchiesta della procura di Firenze sul complesso e redditizio malaffare cinese era uscito addirittura il nome della Bank of China (seconda banca del suo Paese e quinta al mondo), capiamo che il livello raggiunto è assai simile a quello delle grandi mafie globali. In quel caso si trattava di una storia legata ad attività di money transfer che muovevano, attraverso agenzie di viaggio e contatti bancari compiacenti una spaventosa quantità di denaro (4,6 miliardi di euro) dalla provenienza più varia e, ovviamente, sottratta al fisco italiano.

Chiudiamo con una notazione a margine piuttosto rivelatrice: dagli ambienti legali dicono che i cittadini cinesi coinvolti in fatti criminosi e nei relativi procedimenti giudiziari siano ben poco preoccupati delle conseguenze cui vanno incontro in Italia. A chi li assiste fanno presente che nel loro Paese per molti dei reati che li vedono protagonisti c’è la pena di morte (ai familiari viene pure addebitato il costo della pallottola utilizzata per l’esecuzione…) e anche il nostro regime carcerario ai loro occhi appare grosso modo come la permanenza temporanea in un discreto hotel con pensione completa.

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