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Papa: “Immigrato è offensivo: d’ora in poi si dirà persona migrante”

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Roma, 3 apr – Papa Francesco, si sa, ama parlare di immigrazione e quasi sempre in un’ottica positiva essendo lui dalla parte degli “ultimi” (purché non siano italiani). Adesso anche il lessico che utilizziamo per parlare degli immigrati non va bene.

“La cultura dell’aggettivo”

Il Pontefice, nell’udienza generale che tratta del suo prossimo viaggio apostolico in Marocco, rende pubblica una sua riflessione “etimologica” e dichiara: “A me non piace dire migranti, mi piace dire persone migranti”. Ci tiene, quindi, Bergoglio renderci edotti sui pericoli della “cultura dell’aggettivo”. “Migrante è aggettivo, persona è sostantivo – e fin qui il Papa argentino dimostra di sapere le nozioni basilari di grammatica – Noi siamo caduti nella cultura dell’aggettivo e dimentichiamo tante volte i sostantivi, la sostanza. L’aggettivo va attaccato a un sostantivo, persona migrante, così c’è rispetto”. E continua quindi il Pontefice: “la cultura dell’aggettivo è troppo liquida, troppo gassosa”.

“Con i musulmani siamo discendenti dallo stesso padre”

E il Papa prosegue quindi la sua cavalcata buonista sempre affrontando l’argomento del viaggio apostolico in Marocco, paese a maggioranza musulmana, dicendo: “Non dobbiamo spaventarci della differenza”. “Qualcuno può domandarsi: ma perché il Papa va dai musulmani e non solamente dai cattolici? Perché Dio permette tante religioni?“. Bergoglio si domanda e si risponde da solo, dicendo che “con i musulmani siamo discendenti dello stesso padre, Abramo”. “Dio ha voluto permettere questo, i teologi della scolastica dicevano la voluntas permissiva di Dio, ha voluto permettere questa realtà: tante religioni, ognuna nasce da una cultura, ma tutti guardano il cielo e Dio – e ora arriva naturalmente l’invito all’equità di tutti le religioni – siamo tutti fratelli e quel che Dio vuole è la fratellanza tra noi e in modo speciale in questo viaggio con i nostri fratelli figli di Abramo musulmani. Non dobbiamo spaventarci della differenza, Dio ha voluto questo, ma, sì, dobbiamo spaventarci se non facciamo lavoro di fratellanzae non andiamo insieme nella vita”.

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