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Parla Landini: “Salvini chiuda CasaPound non i porti. Il fascismo è un crimine”

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Bologna, 1° mag – Maurizio Landini, il comunista fuori tempo massimo a capo della Cgil, ha pensato bene di attaccare CasaPound dal palco del Primo Maggio a Bologna. Rivolgendosi al ministro dell’Interno Matteo Salvini, l’ex segretario della Fiom (ossia i metalmeccanici comunisti), ora leader nazionale del primo sindacato italiano per numero di iscritti (anche se 2/3 sono pensionati) dice: “Se vuole rispettare la Costituzione su cui ha giurato non deve chiudere i porti, ma deve chiudere le sedi di CasaPound“. Questo quando poche ore prima era uscita una sua dichiarazione su michelesantoro.it dello stesso identico tenore, in cui accusava la Lega di “coperture che vengono date a CasaPound piuttosto che ad altri elementi che sono chiaramente ritorni di fascismo”.

“Il fascismo non è un’idea, è un crimine”

Come se non bastasse, arringando la folla rossa in Piazza Maggiore, Landini si è pure improvvisato storico, snocciolando la solita sequela di luoghi comuni sul Ventennio per poi lanciare l’attacco finale: “Il fascismo non è un’idea, il fascismo è un crimine e lo dobbiamo ricordare sempre“. Boato di applausi degli astanti. Evidentemente tutti con un lavoro sicuro, assolutamente interessati all’excursus storico del sindacalista e minimamente preoccupati dai temi relativi a quella che dovrebbe essere la Festa dei lavoratori.

Poche idee, ma confuse

Al corteo sicuramente c’erano poche idee, ma confuse. In testa al serpentone, infatti, campeggiava lo striscione “La nostra Europa: lavoro, diritti e stato sociale“. Quell’Europa che non batte ciglio se i lavoratori non hanno più diritti e lo stato sociale viene smantellato. Quell’Europa che ordina di accogliere gli immigrati – ossia lavoratori a bassissimo costo – sulla pelle degli europei. Cose che sicuramente sanno bene i tre leader nazionali schierati in testa al corteo: Anna Maria Furlan (Cisl), Carmelo Barbagallo (Uil) e, per l’appunto, il compagno Landini. Presenti, tra gli altri, l’ex leader Cgil Susanna Camusso, l’arcivescovo di Bologna monsignor Matteo Maria Zuppi, rappresentanti delle istituzioni locali, col presidente di Regione Stefano Bonaccini e il sindaco Virginio Merola, e rappresentanti nazionali, come il senatore Vasco Errani (Liberi e Uguali).

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